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CARMINE DI RUGGIERO

(opera pubblicata sulla homepage del sito ufficiale dell’autore, prima tra le opere su carta tra il 1956 e il 1964 “La stagione della luce”: www.carminediruggiero.it )

Nato nel 1934 a Napoli, si forma con Emilio Notte all’Accademia di Belle Arti di Napo­li, esordendo, nei primi anni Cinquanta, con nature morte ispirate a Braque e Picas­so. Da una ricerca condotta nel solco della tradizione post-cubista, sul finire degli an­ni ’50, arriva ad una personale adesione all’informale materico che si traduce in un ispessimento della materia cromatica stesa attraverso una gestualità veloce che, pur esprimendosi con “una lavica furia di pennellate convulse e gremite” (Vergine 1963), non arriva a dissolvere il nucleo figurativo rintracciabile negli stessi titoli. È questo il caso di opere quali Crocifissione (1957), Muro e arbusti (1958), del Nido del roveto, esposta nel 1959 al VII Premio Spoleto e qui in deposito dalla Galleria Nazionale d’Ar­te Moderna di Roma, o de L’urlatore, tela del ’59 presentata al X Premio Spoleto e ora donata dall’artista al Museo del Novecento, tutte caratterizzate da una forte tensione emozionale espressa con immediatezza in una figuratività dai toni aspri, violenti e concitati. Al principio de­gli anni Sessanta, un rallentamento del ritmo compositivo, che si fa più meditato, e un abbassamento e raffreddamento della gam­ma cromatica, ora data per larghe stesure in ampie superfici che si intersecano, segnano il suo definitivo distacco dall’esperienza dell’informale. A partire dal 1964, infatti, quando la partecipazio­ne alla XXXII Biennale di Venezia gli consente un rapporto diretto con le opere di artisti americani quali Rauschenberg, Dine, Stella e Noland, Di Ruggiero dà avvio a un processo di “oggettualizza­zione dell’immagine” (Dorfles 1969) in cui si perde la tradizionale distinzione fra pittura e scultura per dar vita a strutture in legno bianco e plastica che si staccano dalla bidimensionalità della parete per invadere lo spazio con forme geometriche e organiche. A partire dagli anni Settanta, quando con Barisani, Tatafiore, De Tora, Riccini, Testa e Trapani fonda il gruppo Geometria e Ri­cerca, attivo dal ’76 al 1980, Di Ruggiero recupera la tradizione astrattista del MAC. e ritorna al supporto della tela su cui dipinge rigorose composizioni geometriche di triangoli dai colori puri e accesi. Dagli anni ’90 ad oggi, l’evoluzione della sua ricerca verso un rinnovato spirito neo-dada ha prodotto una serie di opere in cui oggetti le­gati alla pratica artistica o al concetto di tempo, come la clessidra, sono incollati sulla tela dipinta di un bianco abbagliante e della corposità del gesso.

[Maria Confalone]

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