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NICOLA FABBRICATORE

(Napoli, 1888 – Roma, 1962)

 

Pittore autodidatta, si formò studiando Giuseppe Casciaro e Antonio Mancini. Nel 1915-16 partecipò alla I Mostra nazionale realizzata a Napoli dal Comitato Rinascimento artistico meridionale.

Nell’immediato dopoguerra a Napoli, terminate le esposizioni “Giovanili” e la Promotrice “Salvator Rosa”, mancando, inoltre, sedi adatte alle riunioni, gli artisti iniziarono ad incontrarsi nei caffè. Fu cosi che Nicola Fabbricatore, Lionello Balestrieri, Nicola Ciletti, Edgardo Curcio, Ezechiele Guardascione, Vincenzo La Bella, Edoardo Pansini, Eugenio Viti ed altri decisero proprio nelle sale del Gambrinus di organizzarsi in un’associazione indipendente, ma il tentativo fallì.

Nel 1921 il Fabbricatore fu presente alla I Esposizione biennale nazionale d’arte della città di Napoli con due pastelli, “Ora nostalgica” e “Visione mattutina”, e alla I Biennale romana con l’opera intitolata “Mattino d’inverno”. L’anno seguente partecipò alla Fiorentina Primaverile con uno studio a pastello e inviò alla Biennale di Venezia il ritratto “Mia moglie”. Da quell’anno espose ininterrottamente alla Biennale fino al 1938, e poi di nuovo nel 1948.

Il dipinto presentato a Venezia alla Biennale del 1926, “Donne e pastore di Letino”, fu apprezzato per la novità di esecuzione, la resa realistica e la fissità delle forme. Alla Biennale del 1936, il “Ritratto della madre”, per la delicatezza dei toni e l’espressione indovinata di rassegnazione fu reputato uno dei dipinti più riusciti dell’intera esposizione. Nel 1927 il Fabbricatore partecipò ad una mostra del gruppo Flegreo; nel 1928 era nel gruppo degli Ostinati, che si riuniva solitamente al caffè Tripoli di Napoli, con Giovanni Brancaccio, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Francesco Galante, Eduardo Giordano e Franco Girosi, con i quali si presentò alla mostra Primaverile della Camera di commercio. Dal 1929 al 1941 il Fabbricatore partecipò, con poche eccezioni, alle esposizioni organizzate annualmente dal Sindacato interprovinciale fascista di belle arti, che, al di là dell’omaggio dovuto al regime, forniva agli artisti un modo stabile di fare vita espositiva comune.

Sempre nel 1929 partecipò all’Esposizione internazionale d’arte di Barcellona con il quadro “La famiglia”, già esposto alla Biennale di Venezia dell’anno precedente, opera in cui l’artista risente maggiormente della maniera di Edoardo Pansini. Alla III Sindacale (1931-32), oltre a far parte della giuria d’accettazione insieme con Leon Giuseppe Buono, Giuseppe Casciaro, Saverio Gatto ed Enzo Puchetti, presentò due oli, una “Fanciulla” e “Meriggio”, raggiungendo, soprattutto nelle figure muliebri, effetti plastici di maggiore consistenza. L’impianto solido e composto delle figure femminili sedute e le soluzioni compositive razionali diventarono una caratteristica costante delle sue opere.

Mentre nel 1931 interveniva ad una esposizione realizzata a Milano dalla galleria Il Milione, insieme con Franco Girosi ed Eduardo Giordano, in campo nazionale il Fabbricatore registrò un discreto successo con la partecipazione alle due mostre del Sindacato nazionale fascista: a Firenze nel 1933, con “Calendole” e “Ritratto”, e a Napoli nel ’37, con due dipinti di “Fiori” e il ritratto “Mia madre”. Partecipò inoltre ad alcune edizioni della Quadriennale romana: nel 1931, alla prima edizione, presentò “Meriggio”, che fu reputato eccellente per l’accorta resa formale e l’indovinato espediente della luce che entrando dalla finestra polverizza i toni. Nel 1941 presentò alla Sindacale di Milano “Natura morta” e “La lettrice”. Nel 1944 a Napoli alla galleria Forti partecipò alla mostra “Artisti liberi napoletani”, diretta dal pittore Giuseppe Spirito.

Il Fabbricatore sviluppò la sua ricerca soprattutto nei ritratti femminili in cui la compostezza formale novecentista, che rende le sue figure quasi statue a tuttotondo, viene mitigata dall’atmosfera mediterranea ottenuta attraverso il colore. Le sue pitture di paesaggio si fondano più sulla vivacità coloristica, legata alla tradizione napoletana, che su tecniche complesse.

Nel 1940 fu tra i pittori chiamati per la realizzazione della decorazione della Mostra d’Oltremare di Napoli, sede delle esposizioni dedicate alle colonie.

In tale occasione realizzò un mosaico in commessi marmorei applicati su cartoni per il frontone dell’arena Flegrea raffigurante personaggi del teatro e maschere mutuate da un repertorio teatrale esteso dalle atellane fino al XVIII secolo.

 

ANTONIO ASTURI

Vico Equense (NA), 1904 – 1986

Straordinario disegnatore e conoscitore dell’anatomia ha legato la sua fortuna a una serie di celebri ritratti, nonché alle vedute più tipiche della costiera sorrentina. La figura umana, spesso deformata dagli anni e dalla fatica, ha trovato in Asturi un attento e commosso osservatore.

Antonio Mancini: “Ama e lavora sempre con animo puro così ti vorrò bene sempre. Fai con Dio principio e fine.”

G. De Rossi Dell’Arno “Saluto Asturi in cui scorgo il cuore pieno di romana umanità e lo spirito per i divini voli, per cui salirà alle vette della gloria, fratello di quanti artisti del Rinascimento.”

L. Pesaro: “Asturi è un pittore lirico e pieno di movimento. Avrà nome degno di quella scuola napoletana che è e sarà sempre gloria dell’arte italiana.”

Marangoni: “Un pittore l’Asturi incisivo, immediato, profondo; un pittore umano.”

A. Beltrame: “È un forte e profondo disegnatore. Un grande pittore”.

 


 

Antonio Asturi (Vico Equense, 2 novembre 1904Vico Equense, 3 gennaio 1986) è stato un pittore italiano. Artista autodidatta, dopo una breve esperienza futurista che definì come una sbandata, restò fedele alla pittura figurativa, profondamente influenzato dalla personalità del maestro napoletano Antonio ManciniAntonio Mancini posò per lui nel 1930 poco prima della sua morte e restò talmente entusiasta che controfirmò il ritratto: Evviva chi l’ha fatto. Elegante ritrattista, raffigurò anche Vincenzo Migliaro, che controfirmò il suo ritratto con un Lusingato! così come il filosofo Benedetto Croce, Salvador Dalì, Filippo Marinetti, James Ensor, Arturo Tosi, Giorgio De Chirico, Luigi Einaudi, Arturo Toscanini, Giovanni Papini. Oltre agli oli, usò molto tempera, china e sanguigna . Tra i temi preferiti oltre ai ritratti, le splendide maternità.  Il comune di Vico Equense gli ha intitolato una strada. (it.wikipedia.org)

 


 

ANTONIO ASTURI nato a Vico Equense il 2 novembre 1904 e morto a Vico Equense il 3 gennaio 1986. Antonio, figlio di Gregorio ed Anna Albano, rimase presto orfano del padre all’età di dieci anni, primo di quattro figli : un fratello, Francesco, e due sorelle, Stella e Maria. Frequentò le scuole elementari assieme al suo coetaneo Giuseppe De Simone, al secolo don Pinuzzo, che tanta parte ha avuto nella sua vita, tanto d’aver curato due sue monografie. Le serie difficoltà della famiglia non gli consentirono di frequentare scuole superiori, ma coltivò la sua passione per la pittura con ogni mezzo, utilizzando qualsiasi materiale per rappresentare quello che colpiva la sua vista; fu così che il conte Girolamo Giusso, passeggiando per le straduzze di Vico Equense, lo notò ritrarre con molta bravura gli scorci di paesaggio e decise di aiutarlo, fornendogli la sua prima scatola di colori ed aiutandolo frequentemente nelle sue necessità. Morto il padre, le difficoltà aumentarono per tutta la famiglia ed Antonio sentì il peso di primogenito. Il richiamo del sangue paterno lo spinse subito alla ricerca delle sue origini, ricordando quelle poche cose che conosceva di suo padre  Gregorio, giovane finanziere che in servizio alla Caserma della Guardia di Finanza di Vico Equense, s’innamorò e sposò Anna Albano con tutte le sue difficoltà di ragazza, priva già in giovane età di una gamba e costretta a  curare la famiglia e viaggiare con le grucce. Così Antonio, ancora ragazzo,  partì alla volta di Crotone, paese natio di Gregorio, e là ricostruì  buona parte delle sue origini, sapendo che sua nonna  Anna Asturi aveva avuto tre figli, di cui Gregorio era l’ultimo, dal  signore del castello di Crotone, tale Francesco Morelli. Antonio ritornò spesso a Crotone , poiché amava tutto ciò che gli apparteneva, comprese queste lontane origini. Giovanissimo, con tutte le difficoltà della vita, decise di seguire le orme paterne, arruolandosi nella Regia Guardia di Finanza, i cui primi addestramenti  ricevette a Maddaloni; seguì poi  la prima carriera militare a Trieste, dove giunse con tanta voglia di fare, ma soprattutto di farsi conoscere per quello ch’era, un artista. Incominciò ad affrescare di murales le mura di Trieste, lasciando tutti meravigliati della sua bravura, tanto da essere considerato ed apprezzato nei migliori salotti di Trieste, dove ritraeva  personalità civili e militari,  lasciando opere anche al Museo di Trento. Fu a Trieste negli anni   ’20 che il dr. Ernesto Guerrieri,   alto funzionario della capitale e Commissario al Consorzio dei Comuni Trentini, conobbe Antonio Asturi, ricordando questo giovane che veniva da Vico Equense, dove Lui soggiornava ogni anno in una casetta alla frazione di Montechiaro. Il dr. Guerrieri lo convocò subito al Ministero dei Beni Demaniali, e lo convinse a congedarsi subito dalla Regia Guardia di Finanza, perché si sarebbe preso Lui cura del giovane. Antonio lasciò l’arma con molta tristezza, ma quell’occasione era unica, poiché Antonio viveva in  casa Guerrieri come uno di famiglia, dividendo con i suoi figli il letto ed i sostegni giornalieri. In casa Guerrieri lavorava producendo benissimo, mentre il Dr. Guerrieri organizzava per Lui mostre a Roma ed in altre Città, introducendolo  in tutti gli ambienti artistici. Il dr. Guerrieri  assunse le dimensioni di un  vero e proprio mecenate. Nel 1932 Antonio Asturi, sebbene conducesse una vita impegnata su molti fronti, prese moglie, unendosi con  Serafina, ragazza di Vico Equense, da cui ebbe successivamente tre figli: Gregorio, Anna e Laura. Il sodalizio con il Dr. Ernesto Guerrieri durò circa  venticinque anni, ma finì solo quando Antonio si accorse che le sue opere erano quotatissime ed a Lui pervenivano le briciole, continuando ancora  a fare la fame, così come annotava in calce ad una sua lettera al Dr. Guerrieri:  “sacche vacante eternamente!” Così Antonio Asturi  alla fine degli anni  ‘40 tornò definitivamente a Napoli nella sua Vico Equense e incominciò il suo ciclo di mostre alle Terme Stabiane, registrando annualmente grossi successi;  continuarono regolarmente le mostre a Roma e Napoli e sporadicamente in altre città. Negli anni ’50 vennero organizzate per lui mostre  a Londra, a Washington, a Caracas. Nel 1956 venne pubblicata da Treves una prima monografia. Nel 1958  andò per la prima volta a Parigi, dove produsse moltissimo, vi ritornò nel 1970. Nel 1971 andò a Barcellona dove assistette emozionato alle corride, completando un ciclo intensissimo di opere in Spagna. Nel 1972 celebrò le sue nozze d’oro con la tavolozza; si organizzarono così numerose mostre in suo onore e venne aperto un centro d’arte intitolato alla sua figura. Con gli anni ’70 si può dire conclusa la fase impegnata dell’artista; nel 1974, quasi a compendio venne pubblicata la seconda monografia “Asturi mezzo secolo di pittura”. Negli anni ’80 l’artista visse completamente ritirato fra gli ulivi di Pietrapiana, nel  novembre del 1985 s’ammalò per la prima volta seriamente. La sofferenza che durò due mesi, lo ridusse alla morte il 3 gennaio del 1986-

 

“Ho sempre considerato Alberto Chiancone una specie di Gioacchino Toma dei tempi nostri; ma egli alla spiritualità dell’autore della «Sanfelice in carcere» aggiunge qualcos’altro, e cioè una modernità di accenti ed una spontanea eleganza, virtù coteste che gli consentono di affrontare qualsiasi «motivo», sia pure i più comuni del vedutismo napoletano, senza farlo mai cadere nella banalità del vero o del «pittoresco» o del volutamente cerebrale, che è poi un altro aspetto dell’insincerità artistica. Sono tanti anni che conosco e seguo Chiancone: non l’ho visto mai, nemmeno nei momenti di crisi o di sfiducia, deviare dal suo cammino: ne abiurare la tradizione per apparire «aggiornato» o come suol dirsi, stupidamente, «pittore del proprio tempo». Come se il pittore, dice bene Oppo, subisse il proprio tempo soltanto da un lato esteriore ed ottico. Il suo impressionismo, sorretto dal senso della forma come quello di alcuni grandi pittori dell’ottocento italiano e francese (FattoriRenoirDegas) si è arricchito di mano in mano dal punto di vista sia della luce che della bella materia pittorica, realizzando, quel che più conta, atmosfere spirituali e poetiche che potrebbero trovare il loro riscontro nelle pagine di uno scrittore intensamente meditativo. Alberto Chiancone è un uomo attento e pensoso; e tale è anche la sua pittura, che tende a penetrare, con un gusto quasi psicologico, personaggi e paesi, mettendone in luce soprattutto gli aspetti interiori, e certe particolarità del carattere come la tendenza al sogno o alla meditazione, all’idillio o alla nostalgia. Prende delle «signorinelle» napoletane, e ne fa le protagoniste di un romanzo o di un racconto che forse Guy de Maupassant avrebbe scritto; le sorprende in un club esistenzialista, tutte intente a prodigarsi in un ballo sfrenato, oppure in un momento di riposo o di abbandono alla malinconia, e tali ce le ripresenta sulle sue tele, non senza qualche lieve accenno all’ironia ed alla caricatura. Comprende profondamente la loro tristezza e la loro ansia di vivere. Quasi con uno stesso sentimento egli affronta i paesaggi, sia quelli di Napoli che dei dintorni; poiché i «paesi» per lui sono «personaggi» che hanno i loro umori buoni o cattivi, e che potrebbero raccontare storie di giornate di sole o di pioggia, di esultanza e di tedio. Qui Chiancone opera nel suo elemento, con una libertà illimitata, e descrive ed accenna con la vena di un poeta elegiaco, illuminando cieli densi di nebbia, velieri nel porto, contadini intenti alla potatura, trattorie di campagna, mattinate estive, ove circola sempre quel sottilissimo filo di poesia crepuscolare che riesce a tramutare un «paese» in un personaggio”.

Piero Girace, dalla presentazione al catalogo della personale alla galleria Mediterranea, Napoli, 1962.

 

https://www.marcianoarte.it/galleria_arte_cornici_napoli/chiancone/

 

ALBERTO CHIANCONE

Porto S. Stefano (GR), 1904 – Napoli, 1988

A poco più di venti anni fu uno degli elementi più giovani e vivaci che nella sede del famoso caffè Tripoli nella Piazza del Plebiscito a Napoli, compirono l’operazione di rottura con la ormai stanca pittura epigonale ottocentesca. Nel 1937 Alberto Chiancone venne alla ribalta nazionale con il conseguimento del Premio di Pittura San Remo. Sue opere figurano nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Museo Civico di Udine, Galleria d’Arte Moderna di Latina, Accademia di Belle Arti di Firenze ed in altre Pinacoteche Pubbliche. Tra i rinnovatori della pittura a Napoli negli anni dell’immediato dopoguerra, Chiancone non ha mai rinunziato alla sua formazione e a quella fedeltà all’immagine che lo aveva distinto fin dalle prime prove. Pittore di grande talento, ha saputo sottrarsi ad ogni facile descrittivismo, anche quando la tematica (Pulcinella) sembrava inevitabilmente pesare con la sua oleografia.

 


 

Chiancone fu, giovanissimo, uno del gruppo degli «Ostinati» che negli anni dal ‘25 al ‘30 si ponevano il programma di rinnovare l’arte napoletana. Seguendo la sorte di quel gruppo, egli aderì al movimento novecentista. Chiancone non si ac­contentava di arrotondare i volumi e di « far monumen­tale», come era di moda in quegli anni, ma mirava a conservare un minimo di calore e a salvare quella vena di intimità coloristica che caratterizzò la sua pittura fin dall’inizio. Di lui ricordiamo un bel quadro esposto nel ‘30, Cocchiere, in cui l’immagine, sebbene mantenuta nell’ambito della stilizzazione convenzionalmente acca­demica, conservava una sua forza intima ed un certo valore come documento di costume. Vanno inohre ricordati alcuni dipinti di nudi esposti qua e là, negli anni successivi alla fatidica data del 1930. Dopo, quando l’artista si liberò con fatica di quel formulano che aveva avvilito tanta pittura nostrana, Chiancone affrontò il vero con disarmante innocenza come chi deve fare tutto da capo. Il sensibilismo a cui l’artista giunge è qualche volta improvvisato. Dopo il 1950 la pittura di Chiancone si inserisce naturalmente tra i «Chiaristi» italiani, con in­fluenze varie che vanno da Tosi a De Pisis, Da Seme­ghini a Bonnard, insomma in un clima di nobiltà figura­tiva che riscatta le iniziali incertezze dell’artista. Nella sua pittura c’è anche un tentativo di realismo magico, sulla scia di cene opere di Virgilio Guidi, come nel di­pinto Funicolare, che rappresenta l’interno del veicolo con un tentativo di analisi psicologica dei vari perso­naggi rappresentati. I motivi della sua ispirazione sono molteplici e vari, e vanno dai paesaggi alle composizioni, ai ritratti, alle scene teatrali, alle nature morte, alle balle­rine danzanti o in posizione di riposo. Il tragitto per­corso da Chiancone è notevole, se si considerano i dipinti realizzati dal 1930, quando i modelli apparivano immo­bili e come raffreddati dal formalismo novecentesco.

(Paolo Ricci, da “Arte e artisti a Napoli”)

 


 

Alberto Chiancone nasce a Porto Santo Stefano il 26 dicembre 1904 da genitori napoletani. Trasferitosi con la famiglia a Napoli, ancora adolescente, compie qui i suoi studi artistici presso il Regio Istituto d’Arte avendo, tra gli altri, come insegnante Lionello Balestrieri. Si diploma nella sezione di Decorazione Pittorica e al corso d’Arti Grafiche nel 1923. Da allievo espone in diverse rassegne d’arte, tra cui alcune edizioni della Mostra Internazionale di Arti Decorative Biennale di Monza, risultando spesso nell’elenco dei premiati della Direzione. In questo medesimo Istituto insegnerà dal 1932, prima come professore incaricato, assistente di decorazione di Pietro Barillà, e, poi, nominato titolare della Cattedra di Decorazione Pittorica per “chiara fama”(1942), fino al 1976.

In quarantatre anni di servizio, alla sua scuola, si formeranno numerosi artisti di generazioni successive tra i quali Guido Tatafiore, Francesco Nazzaro, Albino Ottaiano, Benito Gallo Maresca, Rosario Mazzella, Corrado Morelli, Nicola Marotta, Giuseppe Desiato, Alfonso De Siena….

Nel 1920 espone ad una mostra d’arte giovanile napoletana (con lui è l’amico Giovanni Brancaccio che ha frequentato la stessa classe di Decorazione Pittorica e il corso d’Arti Grafiche del Regio Istituto d’Arte, quest’ultimo diretto da Francesco Galante. A Chiancone e Brancaccio si unirà durante il corso, nel laboratorio di grafica, Roberto Pane). Nel 1927 espone un olio che per la sapiente esecuzione pittorica fa esclamare il futurista Francesco Cangiullo sul giornale Il Mezzogiorno “Quanti anni ha Chiancone? Interno è un promettente inizio”.

Nel 1928 espone nella Bottega di Parisio e Cocchia e si mette in luce con il dipinto Acquaiola in un concorso del Circolo Artistico di Napoli. Nello stesso anno Chiancone fa parte del gruppo degli Ostinati, promosso dal Balestrieri, insieme a Barillà, Brancaccio, Girosi e Viti. Il gruppo si riunisce al Caffè Tripoli, in piazza del

Plebiscito, sito di fronte al più celebre Gambrinus e si fece promotore delle nuove istanze di rinnovamento della pittura italiana legata al motivo del “rappel à l’ordre”. L’azione trainante degli Ostinati fece molto per la trasformazione del mondo culturale ed artistico napoletano fermo ormai al vedutismo e al macchiettismo di maniera. Altri artisti confluirono nel gruppo tra i quali Fabbricatore, Guido Casciaro, Giordano, Bresciani, Striccoli, De Veroli, Tizzano…Il Tripoli fu sede di diverse iniziative, dibattiti e discussioni e fu frequentato anche da artisti d’altra estrazione come i Circumvisionisti, il pittore Joseph Stella (amico di Picasso), Giuseppe Casciaro e da personalità del mondo della cultura come Marinetti, Artieri, Ruggero Orlando, Bovio, Flora, Nazzaro, Di Giacomo, Bontempelli… Nello stesso anno vince il Primo Premio per il cartello di propaganda della Promotrice BB.AA. Salvator Rosa di Napoli.

Nel 1929 Chiancone partecipa alla Prima Mostra Sindacale Fascista della Campania esponendo, la prima versione di una delle opere più originali, dal punto di vista compositivo, del novecento Nella funicolare (1928),olio pubblicato da Ugo Ojetti nella rivista Dedalo da lui diretta (Chiancone sarà presente a tutte le successive edizioni, tranne una perché richiamato alle armi, fino al 1942). E’ inoltre presente, saltuariamente, a Mostre Sindacali di Torino, Firenze, Cagliari, Avellino e Bari. Partecipa alla terza Mostra Marinara a Roma con l’opera Nel porto (Chiancone fu scelto a compiere una crociera all’estero per illustrare con opere di pittura la vita di bordo) e all’Esposizione Internazionale d’Arte di Barcellona con il dipinto Giocatori.

Nel 1930 Chiancone, distintosi tra i più validi artisti d’avanguardia, fu segnalato in un grafico rappresentante l’Italia, sulla rivista milanese l’Arca diretta da Guglielmo Usellini, tra i più significativi della Campania. Nello stesso anno esegue una vetrata, a forma ogivale, nel cui spazio centrale sono raffigurati dei cervi con un paesaggio collinare sullo sfondo, realizzati, per un privato, in un appartamento di via Broggia a Napoli (secondo ultime fonti la vetrata è stata trasferita in una abitazione in via Carlo de Cesare).

Nel 1931 espone alla Prima Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (sarà presente, ininterrottamente, per un totale di otto Quadriennali, sempre con gruppi di opere, fino al 1959). E’ prescelto per la partecipazione alla Mostra d’Arte Italiana all’estero di Birmingham (U.S.A.).

Nel 1933 Chiancone espone a Firenze alla I Mostra Nazionale del Sindacato Belle Arti.

Nel 1934 espone alla XIX Biennale di Venezia, con tre dipinti, ottenendo un grosso successo personale: sono acquistate le opere Edith con fiore e Confidenze, entrambe del ‘34, rispettivamente dal Museo Civico di Udine (oggi Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea) e dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Nel medesimo anno è selezionato per la Mostra d’Arte Italiana all’estero di Varsavia. Partecipa al Premio Castellammare vincendo il 2° Premio.

Nel 1935 è presente alle mostre d’Arte Italiana all’Estero di Cracovia, Poznan, Bucarest, Sofia, Budapest. Alla Quadriennale romana è acquistata l’opera Ritratto, 1935, dalla Galleria d’Arte “Mussolini” oggi attuale Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. In questo medesimo anno firma un Manifesto, in cui sono enunciati i principi essenziali dei giovani pittori napoletani d’avanguardia, che prendeva posizione contro “le formule cerebrali e transitorie” riconoscendosi in una coerente linea italiana e napoletana dagli ideali “profondamente realistici, pittura che dalla fantasia e dal sentimento discende nella realtà, tecnica pittorica creata istintivamente…”. Tra i diciotto firmatari, con Chiancone, aderiscono, tra gli altri, Brancaccio, Ciardo, Crisconio, Colucci, Girosi, Giordano, Striccoli.

Nel 1936 è presente alla XX Biennale di Venezia con una parete personale (espone cinque dipinti: Mattino, Nella pineta, Nello studio, Meriggio, Ritratto) nella sala XXIII insieme, tra gli altri, a Ceracchini, Frisia, Mastroianni, Giarrizzo e Saetti. Sarà presente di nuovo a successive edizioni della Biennale di Venezia: nel 1938, partecipa alla mostra dei concorsi a tema su “Ritratti e Paesaggi” con il dipinto Ritratto, del ‘38, oggi in collezione privata napoletana (l’opera sarà selezionata per la Mostra d’Arte Italiana Contemporanea di Berna dello stesso anno), a tale Concorso parteciparono, tra gli altri, con Chiancone, Fioresi, Guzzi, Paulucci, Ferrazzi, Cadorin, Verdecchia, Pizzirani, Vellani Marchi, Bianchi Barriviera, Monti, Caffè, Barillà, Nomellini per la pittura e Minguzzi, De Veroli, Tizzano, Gelli, Carà, Mastroianni, Tallone, Fabbri per la scultura; nel 1940, sarà presente ancora con una parete personale (espone otto dipinti: Le sorelle, Natura morta, Fiori e frutta, Ritratto, Giubbetto rosso, Natura morta, Paesaggio del Vomero, Violinista), nella sala 30 insieme, tra gli altri, a Funi, Salietti, Nomellini e Pirandello; nel 1942, benché invitato, è costretto a rinunciare in quanto richiamato alle armi (è capitano dell’esercito impiegato in zona di guerra nel Gargano); nel 1948 espone per l’ultima volta alla Biennale di Venezia (prima delle epurazioni degli artisti figurativi perpetuate, man mano, nelle successive edizioni), nella sala tredici, con un dipinto, Pettinatrice, insieme, tra gli altri, a Notte, Margotti, Primo Conti, Dani, Sobrero, Monti, Striccoli, Fabbricatore, Novati. Sempre nel 1936 partecipa e vince il Primo Premio al Concorso per il Manifesto delle Celebrazioni della Campania. Una copia del manifesto è collocata nella raccolta Salce presso il Museo Civico “Luigi Bailo” di Treviso. Partecipa anche al Concorso per il manifesto della Biennale di Venezia dello steso anno. Il concorso, ripetuto in una seconda tornata, premia un manifesto di stampo più illustrativo che ricalca l’idea di realizzazione di Chiancone che aveva avuto sin dalla prima partecipazione (i due bozzetti a tempera, in grandezza reale, sono conservati a Napoli, nella collezione Elio Mazzella).

Nel 1937 partecipa all’Esposizione Internazionale di Parigi, dove pochi artisti italiani furono selezionati, con l’opera Nella pineta, 1936. Il dipinto fu prescelto, dalla commissione nominata, dal gruppo d’opere esposte da Chiancone alla biennale veneziana dell’anno precedente. Nello stesso anno partecipa alla II Mostra Nazionale dei Sindacati di Napoli dove riceve il Primo Premio, per la pittura, con l’opera Figure del 1936 (riprodotta sul Bollettino della Biennale di Venezia) conservata nelle collezioni del Banco di Napoli.

Nel 1938 Chiancone vince il primo premio assoluto al Premio Sanremo 1937, per un affresco, in un concorso dove parteciparono 280 concorrenti dei quali furono selezionati sedici (Achilli, Barbisan, Caffaro-Rore, Cadorin, T. Cascella, Chiancone, Chiti, Corsetti, Donghi, Filocamo, Mattioli, Pomi, Corrado ed Eugenio Russo, Toschi, Trovarelli) prima della scelta del vincitore.

Nel 1939-40, essendo riuscito vincitore dei relativi concorsi, esegue due affreschi (più uno nell’immediato dopoguerra) alla Stazione Marittima di Napoli delle dimensioni di m 8,35 x 7,90 raffiguranti i quattro continenti Europa, Africa, America (l’Asia fu eseguita da Pietro Barillà); l’encausto posto sotto il loggiato della facciata del Palazzo dei Congressi, sede del Teatro Mediterraneo, alla Mostra d’Oltremare di Napoli di m 50 x 7 eseguito a “quattro mani” con Barillà sul tema dell’Arte e della Scienza; le vetrate (n° 3 di m 2 x 4) al Palazzo dei Mutilati di Napoli (distrutte da bombardamento durante la seconda guerra mondiale).

Nel 1940 Chiancone è presente al II Premio Bergamo con ben tre opere esposte su una parete accanto a Giorgio De Chirico. La rassegna, definita della “buona pittura” da Giulio Carlo Argan (presente nella giuria,) annoverava, tra gli altri, artisti come Campigli, Carrà, Cavalli, Casorati, Pirandello, Guttuso, Mafai, Sassu… Riceve medaglia d’oro dall’Accademia di Belle Arti di Napoli nell’ambito del Premio Castellammare.

Nel 1941 espone alla “Galleria di Roma”.

Nel 1944 Chiancone espone alla Galleria Forti di Napoli con una personale, insieme a Girosi e Tizzano, presentato in catalogo da Michele Biancale (sue opere sono acquistate da Eduardo De Filippo e dal collezionista Apicella che compra la prima versione della Sartoria 1943/44 poi in collezione Armiero). Alla galleria Forti parteciperà a varie collettive e terrà altre due personali: nel 1946 Chiancone, Giarrizzo e Monteleone e nel 1947 Chiancone e Giuseppe Spirito.

Nel 1946 è presente alla Mostra d’Arte Italiana all’estero di Berna.

Nel 1947 partecipa al Premio Michetti (e sarà presente in successive edizioni) e alla Prima Mostra d’Arte degli Artisti Vomeresi, svoltasi nella sede dl Partito Liberale Italiano, alla cui inaugurazione intervenne Benedetto Croce..

Nel 1949 Chiancone è stato tra i fondatori, con gli altri artisti del “gruppo vomerese” (Guido Casciaro, Girosi, Striccoli, Verdecchia), della rivista Terrazza ove scrissero, tra gli altri, De Chirico, Girace, Compagnone, Prisco, Indrio e Pratolini (quest’ultimo, in quegli anni docente all’Istituto d’Arte di Napoli, strinse amicizia con Chiancone che stimava e ne apprezzò molto gli affreschi alla Stazione Marittima definendoli un significativo documento storico). Nel 1949 è presente alla II mostra Nazionale d’Arte Contemporanea di Milano e alle mostra

itinerante,con tappe in varie città italiane dal’49 al’51, organizzata dalla Galleria Cairola di Milano con artisti quali, oltre Chiancone, Caffè, Cantatore, Cesetti, Conti, Dalla Zorza, Raphael, Mafai, Gentilini, Levi, Migneco, Music, Paulucci, Radice, Saetti, Usellini.

Nel 1950 è presente al Premio Maggio di Bari (e parteciperà a successive edizioni) e alla Mostra d’Arte Sacra di Roma.

Nel 1951 è chiamato alla realizzazione della decorazione del nuovo soffitto del Teatrino di Corte nel Palazzo Reale di Napoli insieme a Galante, Bresciani e Ciardo. Chiancone realizza i paesaggi dei due pannelli circolari.

Nel 1952 Chiancone vince il Primo Premio Michetti, ex-aequo con Pompeo Borra, con l’opera Autoritratto oggi al Museo Civico “Costantino Barbella” di Chieti. Il dipinto fu considerato da Achille Funi il più bel pezzo di pittura della mostra.

Nel 1953 partecipa alla Mostra dell’Arte nella Vita del Mezzogiorno d’Italia, Palazzo delle Esposizioni di Roma, con tre dipinti Ritratto, Ragazza sul prato, Figura all’aperto, nella sala 52 insieme a, tra gli altri, Striccoli, Colucci, Spizzico.

Nel 1954 Chiancone è il primo artista contemporaneo ad esporre, con una personale (presenta un ciclo di opere “chiariste” realizzate tra il 1947 e il 1954), alla Galleria Mediterranea di Napoli. La stessa metterà sotto contratto Chiancone e altri artisti come Striccoli, Notte, Verdecchia…. organizzando negli anni successivi, di ognuno, mostre personali e collettive. Chiancone che espose alla Mediterranea fino agli anni ottanta, realizzò, nel 1953/54, anche il logo della galleria napoletana. Nello stesso anno espone anche alla Galleria San Carlo di Napoli e alla mostra “Tavolozza a Ravello”.

Nel 1955 partecipa alla Mostra Nazionale “Lo struscio artistico” a Napoli e alla Mostra d’Arte Sacra (espone a varie edizioni) con l’opera Crocifissione, oggi in raccolta privata, nella sede del Palazzo Reale di Napoli.

Nel 1956 è presente con le opere Ragazze al balcone e Passaggio a livello, eseguite tra il 1950 e il ‘55, alla Prima rassegna delle Arti Figurative Movimento “Micco Spadaro” alla Mostra d’Oltremare di Napoli (espongono con Chiancone, tra gli altri, Bresciani, Colucci, Cortiello, De Stefano, Girosi, Striccoli, Barisani, Gatto, Gelli, Rega, Venditti).

Nel 1957 Chiancone è presente alla Mostra Nazionale di Pittura di Frattamaggiore (riceve Medaglia d’oro e partecipa a varie edizioni) ed espone alla mostra “Gruppo dei Vomeresi” al Circolo Artistico di Napoli. Partecipa alla Mostra Porto di Napoli (presente a varie edizioni).

Nel 1959 espone al Premio Nazionale Isola d’Ischia (premio acquisto con l’opera Spiaggia ischitana, anni cinquanta, di proprietà del Banco di Napoli). Espone alla rassegna Sette Maestri della pittura napoletana alla Galleria S. Andrea di Milano ed è presente alla mostra “Disegni di 25 artisti italiani” (con Chiancone, tra gli altri, De Chirico, Fazzini, Marino, Saetti, Vagnetti, Villoresi, Striccoli, Monachesi) alla Galleria Minerva di Napoli. Nel 1960 partecipa alla Prima Mostra Internazionale d’Arte “Selezione Capri”, Palazzo Cerio, Capri. Espone alla Mostra di Pittura Napoletana Contemporanea con l’opera Ballerine in riposo, 1958/60, nella sede dell’Olivetti di Pozzuoli con, insieme a Chiancone, Capaldo, Ciardo, Lippi, Montarsolo, Nazzaro, Notte, Ricci, Spinosa, Starnone, Striccoli, Tamburini…

Nel 1961 Chiancone partecipa al Premio Forlì, per il disegno, e la giuria del Premio, composta da Biasion, Borgese, Cairola, Morselli e Seratini, gli assegna la Targa d’oro “Fondazione Garzanti”. Nello stesso anno è presente al Premio Nazionale Posillipo (partecipa a successive edizioni ed è più volte premiato) e al Concorso Premio Ko-I-Noor per il disegno di cui Chiancone vincerà il Primo Premio assoluto con Pulcinella all’osteria, china del 1961. Partecipa anche alla Mostra Nazionale d’Arte Figurativa ispirata al primo centenario dell’Unità d’Italia al Palazzo Reale di Caserta.

Nel 1962 partecipa alla Mostra Nazionale del Paesaggio Calabro; alla Mostra internazionale della tavoletta (Chiancone è insieme, fra gli italiani, tra gli altri, ad Arnoldi, Bernasconi, Biasion, Ciardo, Dalla Zorza, Marussig, Spizzico, Tamburi,Treccani, Veronesi) organizzata dalla Galleria La Cruna di Novara. Tiene una personale alla Galleria La Plaza a Lacco Ameno (Ischia). In collettiva Chiancone espone con Sciltian, Brancaccio e Striccoli, presentati in catalogo da Carlo Barbieri, alla galleria Michelangelo di Napoli.

Nel 1963 Chiancone espone alla Galleria Narciso di Torino, alla Galleria Spinetti di Firenze e alla galleria Marciano di Positano. Partecipa alla “Mostra concorso arti figurative IMPS” a Roma.

Nel 1964 partecipa al Premio Suzzara.

Nel 1965 partecipa alla XVI Mostra Nazionale Premio del Fiorino, tenuta al Palazzo Strozzi di Firenze, con le opere Ballerine e Figura, degli anni sessanta, oggi rispettivamente in collezioni private a Napoli e Battipaglia (Sa). Nello stesso anno Chiancone è presente alla XXIV Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano, tenutasi al palazzo della Permanente, con i dipinti Fanciulla napoletana e Ballerine a riposo, degli anni sessanta, anch’esse in raccolte private napoletane. E’ presente alla I Rassegna d’Arte Figurativa del Mezzogiorno d’Italia, nella Cappella S. Barbara, in Castelnuovo a Napoli.

Nel 1966 Chiancone è designato, con Salvatore Quasimodo per la poesia e Alberto Lattuada per il cinema, “Artista del Mese” nelle manifestazioni di cultura promosse dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Amalfi. La rassegna, tenutasi nel mese di febbraio, fu presentata dal critico d’arte Piero Girace. Nello stesso anno è presente nelle Aste Brera, a 500 dipinti di Maestri Contemporanei e alla Galleria Giosi di Roma nella mostra Maestri della Pittura Napoletana Contemporanea.

Nel 1967 partecipa al Concorso di Pittura Palazzo delle Esposizioni Roma: “Come immaginate Voi Maria Luisa?” – Metropolis Film Roma, ispirato al film Destinazione marciapiede con Fernandel. Chiancone vince, ex-aequo con Alberto Sughi, il Primo Premio con l’opera Maria Luisa, 1967, per oltre trent’anni in collezione privata romana. Oggi il dipinto è collocato in importante collezione del novecento napoletano. Espone alla Galleria d’Arte Castellano di Salerno. È presente a Maestri Contemporanei, asta Brera, Galleria d’Arte di Milano.

Nel 1968 espone, alla Galleria Mediterranea di Napoli, il ciclo d’opere su Venezia e il paesaggio lagunare (Murano, Burano..).

Nel 1969 è presente alla mostra Panoramica dei Maestri della Pittura Napoletana

Contemporanea presso la Galleria “La vela” di Salerno e alla rassegna Aspetti della pittura napoletana, presentata da Arcangelo Izzo, presso il Centro d’Arte Moderna “L’Approdo” di Barra (Napoli).

Nel 1970 è presente al I Premio Nazionale di Pittura “Posillipo – Mauro Leone” con l’opera Ragazza con cappello rosso, 1969, con Chiancone, tra gli altri, espongono Alfano, Barisani, Berti, Bueno,Ciardo, Conti, De Stefano, Di Ruggiero, Enotrio, Ferroni, Girosi, Lezoche, Lippi, Montarsolo, Nazzaro, Notte, Pignatelli, Pisani, Plattner, Possenti, Ricci, Ruotolo, Spinosa, Waschimps. La rassegna si tenne nel Palazzo Reale di Napoli.

Nel 1971 Chiancone espone alla Galleria Diarcon di Milano (con, tra gli altri, Brancaccio, Notte, Striccoli, Vittorio, Verdecchia); è presente, al Centro d’Arte Mediterranea di Torre del Greco in Rassegna di Pittori Napoletani Contemporanei, con, tra gli altri, Crisconio,Viti, Capaldo, Ciardo, Cortiello. Partecipa nello stesso anno alla collettiva Brancaccio, Bresciani, Chiancone, Nazzaro, Notte, Striccoli presso il centro d’arte “L’Isolotto” di Napoli.

Nel 1973 partecipa alla Mostra di Pittori Contemporanei all’Accademia Pontano di Napoli.

Nel 1975 Chiancone espone, con successo, alla Galleria Diarcon di Milano con una personale presentata in catalogo da Carlo Munari. Tra i vari acquirenti, di sue opere, vi è il giornalista sportivo Gino Palumbo direttore della Gazzetta dello Sport. All’artista è consegnata una Targa d’argento dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Nel 1979, alla presenza del sovrintendente Raffaello Causa, organizzata dalla Promotrice “Salvator Rosa”, viene presentata da Raffaele Mormone e Max Vajro la prima monografia su Alberto Chiancone (con testo di Carlo Munari) nei locali del Circolo della Stampa di Napoli.

Nel 1980 Chiancone è presente alla rassegna Napoli “Arte 80” alla Casina dei Fiori in Villa Comunale con l’opera Acquaiola, oggi in collezione privata napoletana con, tra gli alti, Valenzi, Spinosa, Lippi, Waschimps, Di Ruggiero, Starita, Mazzella, Panaro, Pirozzi, Perez, Ruotolo, De Siena. Nello stesso anno è presente alla collettiva inaugurale della nuova sede del Centro d’Arte Serio di Napoli che presentò nell’occasione, al Circolo Artistico, il volume sulla Linea Figurativa Napoletana (con la galleria Serio sarà presente, sin dai primi anni settanta, in diverse rassegne collettive tra cui la bella mostra Chiancone – Notte nel ‘79).

Nel 1982 è presente alla mostra Linea Figurativa Napoletana presso la Galleria Il Leone di Roma.

Nel 1983 espone alla Galleria Mediterranea di Napoli il ciclo Alberto Chiancone opere 1979/83, presentato, in catalogo, dalla moglie Adele Cilibrizzi. Tiene una personale anche alla galleria Old Art di Frattamaggiore.

Nel 1984 partecipa alla Mostra Mercato d’Arte Contemporanea al Maschio Angioino a Napoli.

Nel 1985 Chiancone è presente alla Expo Arte di Bari con una personale (esporrà anche nelle successive edizioni, fino al 1988, con personali o gruppi di opere). Espone, in collettiva, alla Galleria Nuova Vernice di Bari (con Brindisi, Bibbò, Gallo Maresca, Guerricchio e altri) dove, sin dagli anni sessanta, era presente nelle rassegne, del piccolo formato, curate dall’allora denominata galleria “La Vernice” di Bari. Nello stesso anno, in occasione dell’8° Concorso Nazionale “premio Città di S.Maria a Vico”, viene dedicato un “omaggio ad Alberto Chiancone” con un’antologia di opere dal 1967 al 1984 ed espone nel Chiostro della Basilica di Santa Chiara a Napoli (“Omaggio a Bruno Lucrezi”).

Nel 1986 espone nella mostra Chiancone Girosi Spinosa presso “Arte Contemporanea Studio” di Napoli (sarà presente a varie rassegne della galleria). E’ presente con il disegno Nel porto, 1958, alla Mostra Collettiva di Grafica Contemporanea (con opere, tra gli altri, di Capaldo, Gallo-Maresca, Girosi, Guttuso, Laurelli, Migneco, Notte, Verio) allo Studio d’Arte 43 di Napoli (Chiancone sarà presente in varie collettive organizzate dalla galleria).

Nel 1987 Chiancone espone alla Galleria Lauro di Napoli (già presente in precedenti mostre collettive) con Bresciani, Crisconio, De Stefano e Villani. Nello stesso anno è invitato a partecipare al X Premio del piccolo formato “G. De Nittis”, Barletta, dove vince il primo premio. Espone alla Galleria Serio con la mostra, a carattere antologico, Alberto Chiancone opere anni trenta anni ottanta presentato in catalogo da Giovanni Artieri.

Nel 1988 gli è attribuito il Premio “Megaris”(assegnato a personalità del mondo artistico e alla loro attività) in una manifestazione tenutasi al Teatro Bracco di Napoli. Partecipa alla mostra “Solidarietà ‘88” R.A.H.M.I. C. con il dipinto Fanciulla con cappellino bianco, degli anni ottanta, nella sede della Promotrice BB.AA. Salvator Rosa di Napoli. L’undici dicembre, dello stesso anno, Chiancone muore a Napoli dopo essere stato colto, improvvisamente, da un male incurabile alcuni mesi prima. L’artista che continuò a lavorare, quasi fino agli ultimi suoi giorni di vita, ci lascia, in oltre sessanta anni d’attività, un patrimonio di opere il cui linguaggio pittorico, dall’inconfondibile carattere e acuta modernità, riflette l’umanità e la signorilità che lo avevano contraddistinto anche nella sua figura di uomo.

fonte: www.albertochiancone.com

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